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per il Premio Borsellino 2010
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“La lotta alla mafia non può essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, che coinvolge tutti, che tu ti abitui a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità, e quindi della complicità”.
Il premio Borsellino, giunto alla 15° edizione, si propone di esaltare ogni anno l'operato di personalità che, nel corso della loro vita, hanno testimoniato i più alti valori degli esseri umani: la rettitudine, la giustizia, la solidarietà, la legalità.
Il presidente del Premio dell'edizione 2010 è il Procuratore Aggiunto di Palermo Antonio Ingroia e la giuria è composta da Lirio Abbate (giornalista de L'Espresso), Maurizio De Luca (giornalista de L'Espresso), Feancesco La Licata (giornalista de La Stampa), Salvo Palazzolo (giornalista de La Repubblica), Sandro Ruotolo (giornalista della RAI e della trasmissione Anno Zero).




Il coordinatore del Premio Borsellino Leo Nodari, nel salutare il pubblico, racconta le difficoltà incontrate nel portare avanti un simile evento.
mi rivolgo a voi come ai soli in grado di raccogliere davvero il messaggio che mio marito ha lasciato, un’eredità che oggi, malgrado le terribili verità che stanno mano a mano affiorando sulla morte di mio marito, ha raccolto mio figlio Manfredi, e non, badate, offrendo sterili testimonianze come vittima di una subdola guerra che gli ha tolto quando aveva appena 21 anni il padre, ma come figlio modello, di cui non posso che andare orgogliosa, soprattutto perché, insieme alle sue sorelle, serve quello stesso Stato che non sembra avere avuto la sola colpa di non avere fatto tutto quanto era in suo potere per impedire la morte del padre.
Leggendo con i miei figli (qui in ospedale dove purtroppo affronto una malattia incurabile con la dignità che la moglie di un grande uomo deve sempre avere) le recenti notizie apparse in questi giorni sui giornali, dopo alcuni momenti di sconforto ho continuato e continuerò a credere e rispettare le istituzioni di questo Paese, perché mi rendo conto che abbiamo il dovere di rispettarle e servirle come mio marito sino all’ultimo ci ha insegnato, non indietreggiando nemmeno un passo di fronte anche al solo sospetto che può avere avuto di essere stato tradito da chi invece avrebbe dovuto fare quadrato attorno a lui.
Io e miei figli non ci sentiamo persone speciali, non lo saremo mai, piuttosto siamo piccolissimi dinanzi la figura di mio marito che ribadisco ancora una volta, anche a molti di voi che non eravate nati l’anno delle stragi, non è voluto sfuggire alla sua condanna a morte, ha donato davvero consapevolmente il dono più grande che Dio ci ha dato, la sua vita.
Il Procuratore Generale di Reggio Calabri Salvatore Di Landro nel suo intervento di ringraziamento per il Premio Borsellino ricevuto ha confessato che in alcuni momenti si sente l’assenza dello Stato e riafferma principi universali, quali il fatto che il potere, senza controllo, scade nell’arbitrio e nel dispotismo.
Per aver resistito alla prepotenza della mafia che crede di poter travolgere tutto e tutti pur avendo conosciuto la crudeltà della violenza mafiosa ndranghetista su postazioni di prima linea.


Dopo la laurea in Giurisprudenza ha iniziato l'attività giornalistica nel 1992, al quotidiano L'Ora di Palermo.
Nel 2004 ha intervistato il capomafia in carcere Pietro Aglieri, ha poi scoperto la trattativa segreta fra i boss e un gruppo di sacerdoti, che dopo le stragi Falcone e Borsellino avrebbe dovuto portare alla dissociazione di alcuni mafiosi da Cosa nostra.
Ascanio Celestini è un attore teatrale, regista cinematografico, scrittore e drammaturgo italiano ed è una delle voci più note del teatro di narrazione in Italia.
Per Radio 3 ha scritto e interpretato diverse trasmissioni, tra cui Bella Ciao sul tema del lavoro e della Resistenza.
Attore teatrale coraggioso e impegnato, regista appassionato, scrittore e drammaturgo di storie e di storia, ha il merito di mettere in comunicazione il genio, l’inventiva umana, con il necessario sguardo sul mondo, che spesso invece rimane, per gli artisti come per i politici, una distratta incombenza.
Nel suo recente film “La pecora nera” ha raccolto brandelli di esistenze di persone-fantasma, che meriterebbero una maggior attenzione da parte di tutti.

